Dopo un primo capitolo di contestualizzazione, in questo libro si affrontano le vicende riguardanti i primi sindaci in camicia nera (fra la fine del 1922 e il 1925-26) e quelle successive relative ai podestà, nelle quali viene emergendo in tutto il suo rilevante spessore il forte spirito campanilistico che pervade a diversi livelli la provincia marchigiana negli anni del fascismo, attraversata da frequenti dispute e competizioni che caratterizzano in particolare la vita dei centri minori dell’entroterra, di cui sono spesso protagonisti gruppi e clan fondati su vincoli di parentela e relazioni d’interesse.
Si passa quindi ad analizzare le questioni connesse all’affarismo e alla corruzione che caratterizzano a vari livelli gli anni del regime in provincia (anche se non solo), in una prospettiva che, sottraendosi allo scoopismo, si propone di mettere in relazione questi fenomeni con il più generale funzionamento del sistema di potere fascista, focalizzando in maniera inedita il rapporto centro/periferia.
Infine si è voluto concludere il volume affrontando, al di fuori di qualsiasi sensazionalismo, il difficile tema della violenza politica e del ripristino dell’ordine pubblico negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale.